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Oreficeria
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Lmwca'mwcqoreficeria è l'mwcgarte della lavorazione dell'mwcworo e di altri metalli preziosi, come l'mwdaargento colorato e il mwdqplatino, per ottenere oggetti artistici.

L'arte orafa è strettamente correlata con la mwdwgioielleria, i cui manufatti utilizzano i metalli preziosi come leganti per la produzione di gioielli con mweagemme.

La lavorazione dell'oro, che fu uno dei primi metalli ad essere utilizzato per le doti di indistruttibilità e malleabilità, è per lo più identica a quella antica: i monili vengono infatti ottenuti tramite mwegfusione e realizzati mediante varie tecniche, come il mwewcesello, lo mwfastampo, mwfqa sbalzo, a mwfgfiligrana, la mwfwbaccellatura.

Contents

Storia
Note

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Storia

Età antica

L'estrema rarità dei metalli preziosi ha comportato nel tempo un riutilizzo degli oggetti realizzati nei tempi remoti, che venivano fusi per nuove creazioni, e le poche testimonianze sopravvissute fino a noi interessano per lo più esemplari rinvenuti nei corredi funebricite-ref-1[1].

Tale è il caso delle opere di oreficeria provenienti dalla mwlqMesopotamia e dall'mwlgAntico Egitto, la cui arte orafa è documentata dai reperti provenienti dalle mwlwnecropoli egizie e dalle tombe reali, come nella mwmatomba di Tutankhamon.

Diverso il discorso per l'mwmgantica Grecia, per la quale non ci sono arrivati moltissimi esemplari anche per la difficoltà di reperire la materia prima, almeno fino all'mwmwetà ellenistica, durante la quale l'espansione verso mwnaOriente favorì l'arrivo di grandi quantità d'mwnqoro e la realizzazione di molti e vari oggetti artistici.

Precedentemente, la cultura minoico-micenea ha però prodotto oreficeria finissima, di straordinaria qualità artistica e di squisita delicatezzacite-ref-2[2]. Ben rappresentata anche l'oreficeria mwowetrusca, della quale meritano menzione gli oggetti realizzati con il metodo della mwpagranulazione, e quella mwpqromana, soprattutto di età imperiale.

Età medievale

Alto Medioevo

Nel mwrgMedioevo vi fu una fiorente produzione di oggetti artistici d'oro, i cui maggiori esemplari furono prodotti dall'oreficeria mwrwbizantina e da quella mwsabarbarica.

Oreficeria bizantina

La preziosità dell'oreficeria mwswbizantina è testimoniata non solo dalle molte realizzazioni artistiche, come la mwtaPala d'oro di mwtqVenezia o la mwtgCrux Vaticana o Croce di Giustino II nel Museo del Tesoro della mwuaBasilica di San Pietro in Vaticano, ma anche documentata dalle figure sontuosamente ingioiellate presenti nei mwuqmosaici di mwugRavenna.

Oreficeria barbarica

Fu in particolare in oreficeria che vennero raggiunti i migliori risultati artistici, con notevoli apporti originali. Le principali produzioni riguardano mwxqfibule, mwxgdiademi, mwxwelse, mwyafibbie di cinturoni.

Stile policromo

Un primo stile, detto mwzapolicromo, risale agli mwzqUnni e trovava dei precedenti nelle popolazioni stanziate sul mwzgMar Nero. Si contraddistingue dall'uso di pietre levigate (spesso rosse come mwzwgranati e mwaaalmandini), incastonate nell'mwaqoro, sia isolate, sia a distanze ravvicinate, ricoprendo quasi l'intera superficie con sottili strisce di metallo prezioso tra un mwagcastone e l'altro. Nella seconda metà del mwawV secolo questa tecnica raggiunse un apice all'epoca di mwbaChilderico I e più o meno contemporaneamente si diffuse anche in mwbqItalia e mwbgSpagna tramite i mwbwGoti. In Spagna le forme usate furono meno elaborate e meno ricche. Questa tecnica, oltre all'ampia diffusione, ebbe una vita molto lunga, essendo usata ancora dai mwcaFranchi e dai mwcqLongobardi nel VII secolo.

Stile animalistico

Un secondo stile è quello mwdqanimalistico, che venne portato ad alti livelli nel bacino del mwdgMare del Nord e nella mwdwScandinavia, prima di diffondersi in tutta Europa. I manufatti tipici in questo stile sono fibbie e guarnizioni varie e hanno analogia con produzioni simili in province romane quali la mweaBritannia e la mweqPannonia. In queste opere le figure geometriche invadono tutta la superficie e a seconda dei risultati si hanno due sottodivisioni:

1. Lo mwfastile animalistico I: caratterizzato da una disposizione degli elementi scomposta e asimmetrica; gli elementi zoomorfi sono essenziali ma realistici.
2. Lo mwfgstile animalistico II: sviluppatosi successivamente su influsso dell'arte bizantina, presenta maggiore regolarità e fluidità del disegno; gli elementi zoomorfi diventano più stilizzati, fino a venire assorbiti in inestricabili motivi a nastro.

Oltre che in oreficeria motivi simili vennero sviluppati nella scultura in pietra e nei manoscritti mwgaminiati dei monasteri, soprattutto nelle mwgqpagine tappeto prodotte nel VII secolo nelle isole britanniche.

Oreficeria longobarda

Per quanto riguarda l'oreficeria longobarda ci sono pervenuti alcuni oggetti caratteristici dell'alto livello raggiunto dagli orafi longobardi, come le croci gemmate, di cui un esempio significativo è la mwhqCroce di Agilulfo (inizio del mwhgVII secolo). Un altro capolavoro orafo è la copertura dell'mwhwEvangeliario di Teodolinda (mwiaMonza, Tesoro della mwiqBasilica di San Giovanni Battista) (603).

Oreficeria carolingia

La produzione di oreficerie e di oggetti preziosi in genere ebbe un picco durante la "mwjqrinascenza carolingia", grazie anche alle immense ricchezze accumulate nelle vittoriose campagne militari: solo dagli mwjgAvari nel 795 erano stati saccheggiati cinquanta carri colmi d'oro e argento. Le opere di alta oreficeria venivano spesso donate a basiliche, abbazie e cattedrali ai sovrani stessi.

Un capolavoro assoluto è l'mwkaaltare di Sant'Ambrogio, conservato magnificamente intatto presso la mwkqbasilica di mwkgMilano, fatto per il vescovo mwkwAngilberto II da mwlaVuolvino mwlqfaber. Altri pezzi importanti sono la coperta del mwlgCodice Aureo di Monaco di Baviera (mwlwBayerische Staatsbibliothek, 870 circa) o il cosiddetto mwmaCiborio di Arnolfo (Monaco, mwmqResidenz, stesso periodo), decorati con uno stile repentino e "nervoso", ancora collegabile con la mwmgscuola di Reims, con numerose linee spezzate che rifrangono la luce sull'oro e creano un effetto scintillante.

Basso Medioevo

Nel Medioevo si diffusero nuovi metodi di incastonatura e di smaltatura. Agli smalti mwpqmwpgchamplevé si sostituirono nel Trecento i mwpwmwqacloisonné, nella cui produzione fu maestra la mwqqscuola senese.

Età moderna

Nel mwraRinascimento si fece più stretto il legame tra arti figurative e oreficeria e molti pittori e scultori dell'epoca furono anche valenti orafi, come mwrqDonatello, mwrgBenvenuto Cellini e mwrwAntonio Gentili.

Con il mwsqcolonialismo l'arrivo d’ingenti quantità d'oro e di altri metalli preziosi dalle nuove terre scoperte, favorì la produzione di gioielli destinati alle personalità delle corti reali europee e all'alta mwsgborghesia.

Durante il mwtaSettecento si distinse l'orafo, argentiere e architetto mwtqfrancese mwtgNicolas Besnier.cite-ref-le-muse-3-0[3]

Età contemporanea

Nel mwvqNovecento anche appartenenti alla media borghesia iniziarono a sfoggiare prodotti orafi, soprattutto grazie alla nuova tecnica della placcatura, che consentiva di ricoprire d'oro oggetti fatti di metalli più poveri.

In Italia, l'oreficeria e la gioielleria ebbero un momento di eccellenza nella produzione della Melchiorre e C., fondata nel 1873 a mwvwValenza da mwwaVincenzo Melchiorre. Di rilievo fu anche l'attività di mwwqVincenzo Giura, orafo mwwglucano che si affermò a mwwwNapoli e venne privilegiato dai mwxareali d'Italia, tanto da ricevere il mwxqBrevetto della Real Casa dal re mwxgUmberto I nel 1889.

Ventesimo secolo

Anche l'oreficeria risente del cambiamento epocale e non produce più per una nicchia di persone, ma cerca la massificazione. In Italia esistono alcuni distretti peraltro famosi in tutto il mondo: mwyqRoma, mwygValenza, mwywVicenza, mwzaArezzo, mwzqFirenze, mwzgNapoli, mwzwFaenza. In questo contesto, un ruolo di rilievo internazionale nel rinnovamento del gioiello contemporaneo è occupato dalla cosiddetta "Scuola di Padova". Sviluppatasi a partire dagli anni Cinquanta presso l'Istituto d'arte Pietro Selvatico, questa corrente ha ridefinito l'oreficeria in chiave artistica e concettuale, influenzando la produzione mondiale attraverso l'uso di geometrie rigorose e nuove leghe metalliche.cite-ref-4[4] Tra i suoi massimi esponenti si distinguono mw1qMario Pinton, Francesco Pavan e mw1gGiampaolo Babetto.

Note

cite-note-11. Revello, Manuela, “Treasures and goldsmiths in prehistory”, inmw3q Archaeometallurgy in Europe, 2nd International Conference Proceedings, Aquileia, June 17-21 2007, CD Rom.
cite-note-22. mw4qManuela Revello, mw4gThe first aegean jewellery (4500-1800 B.C.): a new attempt at gold and silver diadems classification, mw4wArchaeometallurgy in Europe, International Conference Proceedings 24-25-26 September 2003, Milano, pp.mw5a 657-664.
cite-note-le-muse-33. mw6amw6qNicolas Besnier, in mw6gle muse, II, Novara, De Agostini, 1964, p.mw6w 232.
cite-note-44. mw7wMirella Cisotto Nalon (a cura di), mw8aGioielli d'autore. Padova e la scuola dell'oro, Torino, Allemandi, 2008, mw8qISBNmw8g 88-422-1553-8.

Bibliografia

• mw9wAmedeo Benedetti, Oreficeria, argenteria, glittica e orologeria, in Bibliografia Artigianato. La manualistica artigiana del Novecento: pubblicazioni su arti e mestieri in Italia dall'Unità ad oggi, Genova, Erga, 2004, pp. 324-332, ISBN 88-8163-358-2.
• mw-qGiulia Chiarot, L'Arte Orafa a Padova. Opere, tecniche e norme dal Medioevo al Rinascimento, Saonara, Il Prato, 2002, ISBN 88-87243-40-9.
• mw-wMirella Cisotto Nalon (a cura di), Gioielli d'autore. Padova e la scuola dell'oro, Torino, Allemandi, 2008, ISBN 88-422-1553-8.
• mw-qDamiano Venanzio Fucinese, L'oreficeria medievale in Abruzzo, in Rivista Abruzzese, n. 1, gennaio-marzo 1999.
• mw-wSante Guido, La Crux Vaticana o Croce di Giustino II, Città del Vaticano, Edizioni Capitolo Vaticano, 2009, ISBN 978-88-6339-005-6.

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